Commercialisti, la proroga dei termini per le imposte e le e-fatture


Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha richiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze di prorogare i termini di versamento delle imposte e all’Agenzia delle Entrate di spostare i termini per l’adesione al servizio di consultazione delle fatture elettroniche e confermare la possibilità di invio tramite Pec dei moduli di conferimento delle deleghe per l’utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica (CNDCEC – Comunicato stampa 24 maggio 2019).

La proroga dei termini di versamento delle imposte sui redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto in scadenza il 1° luglio viene invocata a causa dei ritardi accumulati nella messa a punto degli strumenti necessari all’applicazione dei nuovi Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA).
La richiesta è di “un intervento di natura normativa che disponga, con il necessario anticipo rispetto all’attuale scadenza, la proroga dei termini di versamento al 30 settembre 2019”.
Riguardo al nuovo servizio di “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici”, che l’Agenzia delle entrate dovrebbe mettere a disposizione dal prossimo 31 maggio, i Commercialisti evidenziano “l’inadeguatezza del termine per effettuare l’adesione, fissato al 2 settembre 2019”.
Ciò per effetto della necessità, rimarcata dall’Agenzia delle entrate, di acquisire nuovamente la delega al servizio di consultazione delle fatture elettroniche per i professionisti che sono stati già delegati al servizio prima del 21 dicembre 2018. Considerata inoltre la chiusura di molte attività per gran parte del mese di agosto, “l’attuale termine del 2 settembre costringe i professionisti a raccogliere le deleghe dai propri clienti entro la fine di luglio, in un periodo già molto impegnativo per i numerosi adempimenti in scadenza”. Per tali motivi, i Commercialisti chiedono che il termine per effettuare l’adesione al nuovo servizio di “Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici” sia differito al 31 ottobre 2019.
Per quanto concerne invece le modalità di presentazione all’Agenzia delle entrate dei moduli di conferimento delle deleghe per l’utilizzo dei servizi di fatturazione elettronica, i Commercialisti chiedono un intervento di prassi amministrativa che chiarisca che la prevista soppressione dal 31 maggio 2019 della procedura di invio delle deleghe tramite PEC riguardi unicamente gli invii effettuati all’indirizzo centralizzato dell’Agenzia delle entrate: delegafatturazioneelettronica@pec.agenziaentrate.it e che pertanto i professionisti delegati potranno continuare ad utilizzare il canale di trasmissione a mezzo PEC, inviando le deleghe all’indirizzo delle singole Direzioni provinciali dell’Agenzia delle entrate, competenti per territorio.
“La necessità di lasciare attivo il canale di trasmissione a mezzo PEC deriva infatti dall’impossibilità di utilizzare il servizio di invio “massivo” delle deleghe, che richiede la fornitura di “elementi di riscontro” del tutto mancanti per un’ampia platea di contribuenti, come i forfetari o i consumatori finali”.

Revisori legali: novità nella formazione professionale


Novità in materia di formazione professionale ai fini dell’adempimento dell’obbligo formativo dei revisori legali (CNDCEC – Nota 22 maggio 2019, n. 46).

Sono state apportate modifiche al Protocollo d’intesa MEF-CNDCEC per il riconoscimento dell’equipollenza della formazione assolta dagli iscritti negli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ai fini dell’adempimento dell’obbligo formativo dei revisori legali.
In particolare, con il nuovo protocollo si prevede che:
– il Consiglio Nazionale e gli Ordini territoriali a partire dal 2019 possono erogare le attività formative anche a favore dei revisori legali non iscritti negli albi;
– la partecipazione agli eventi in qualità di relatore consente l’acquisizione dei crediti formativi.
Inoltre, è stato siglato anche il Protocollo d’intesa con ASSIREVI, nel gennaio scorso, per il riconoscimento delle attività formative realizzate dalle società di revisione aderenti ad ASSIREVI ai fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo posto in capo agli iscritti nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo: interessi di mora


L’Agenzia delle entrate, con provvedimento 23 maggio 2019, n. 148038, a decorrere dal 1° luglio 2019, ha determinato gli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo nella misura del 2,68 per cento in ragione annuale.

Decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, sulle somme iscritte a ruolo, escluse le sanzioni pecuniarie tributarie e gli interessi, si applicano, a partire dalla data della notifica della cartella e fino alla data del pagamento, gli interessi di mora al tasso determinato annualmente con decreto del Ministero delle finanze con riguardo alla media dei tassi bancari attivi.
Il tasso di interesse in questione è determinato annualmente con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.
la misura del tasso di interesse da applicare nelle ipotesi di ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo è stata fissata al 3,01 per cento in ragione annuale, a decorrere dal 15 maggio 2018.
Al fine di ottemperare al dettato normativo e prevedere il nuovo tasso annuale è stata interpellata la Banca d’Italia, la quale, con nota del 24 aprile 2019, ha stimato al 2,68 per cento la media dei tassi bancari attivi con riferimento al periodo 1.1.2018/31.12.2018.
Il provvedimento in oggetto fissa, pertanto, con effetto dal 1° luglio 2019, al 2,68 per cento in ragione annuale, la misura del tasso di interesse da applicare nelle ipotesi di ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo.


Le condizioni per il versamento del 5% del valore della lite in Cassazione


Qualora per le controversie tributarie pendenti innanzi alla Corte di Cassazione alla data del 19 dicembre 2018, l’Agenzia delle Entrate risulti soccombente in tutti i gradi di giudizio, il contribuente può definire la controversia con il pagamento di un importo pari al 5% del corrispondente valore (Agenzia Entrate – risposta 24 maggio 2016, n. 156).

Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione con il pagamento di un importo pari al valore della controversia.


Qualora però le controversie tributarie pendenti innanzi alla Corte di cassazione, alla data del 19 dicembre 2018, per le quali l’Agenzia delle entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, le stesse controversie possono essere definite con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia.
In sostanza, quindi, nel caso in cui si verifichi la doppia soccombenza dell’Agenzia delle entrate nei precedenti gradi di giudizio e il ricorso penda innanzi alla Corte alla data del 19 dicembre 2018 (data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto fiscale), l’istante può definire la controversia con il pagamento del 5% del relativo valore.

Concordato preventivo: cambiano le informazioni sulla visura camerale

Con la Circolare n. 3721/C del 21 maggio 2019, il Ministero delle Sviluppo Economico aggiorna le modalità di rappresentazione nella visura camerale delle informazioni relative alla procedura di concordato preventivo dopo il decreto di omologazione che segna la chiusura della procedura, fino al completamento dell’esecuzione della proposta di concordato.

In base alla disciplina delle procedure concorsuali, il decreto di omologazione del concordato preventivo segna la chiusura della procedura, a cui segue la fase di esecuzione della proposta di concordato.
In termini informativi, lo stato di impresa interessata dalla procedura di concordato preventivo è indicata nelle visure rilasciate dal registro delle imprese al fine di pubblicizzare la condizione dell’impresa.
Tuttavia, le attuali modalità di rappresentazione della procedura di concordato preventivo nella visura camerale, non consentono di rilevare correttamente la posizione dell’impresa nella fase successiva al decreto di omologazione, e fino al completamento dell’esecuzione della proposta di concordato, inducendo in coloro che consultano le visure l’erroneo convincimento della persistenza della pendenza della procedura successivamente al decreto di omologa.
Pertanto, al fine di rendere più evidente, dalla consultazione della visura ordinaria, successivamente all’omologa del concordato preventivo e fino al completamento dell’esecuzione dello stesso, che l’impresa si trova nella fase di esecuzione della proposta di concordato preventivo, le relative informazioni sono modificate come segue:
– nella prima pagina (sezione “Dati anagrafici”) della visura ordinaria viene eliminata la dicitura di esistenza di concordato preventivo, lasciando la prima pagina senza alcuna informazione circa l’esistenza del concordato preventivo;
– nel corpo visura, nel blocco relativo alle procedure concorsuali, dove è riportato lo stato di omologa del concordato preventivo e la relativa data, viene aggiunta una scritta fissa: “concordato preventivo in fase di esecuzione”.
Resta l’indicazione del commissario giudiziale tra le persone in carica, ma la sua visualizzazione (e quella di altre cariche analoghe), per motivi di chiarezza, viene spostata dal blocco amministratori al blocco delle altre cariche relative a procedure concorsuali.
Continua, come già attualmente, a non essere emessa la scritta (non esistenza di procedura in corso) fino a quando non è completata la fase di esecuzione del concordato preventivo.
Infine, con l’iscrizione dell’avvenuta esecuzione del concordato preventivo, scompare dal corpo della visura ordinaria ogni informazione relativa al concordato preventivo stesso, e viene cancellato il commissario giudiziale.
Tutti i dati aggiornati ed eliminati nel corso del tempo, in ogni caso, restano consultabili nella visura storica.

Credito d’imposta per le spese di quotazione delle PMI, ecco il codice tributo


Istituito il codice tributo “6901” per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta per le spese di consulenza relative alla quotazione delle piccole e medie imprese (PMI) (Agenzia Entrate – risposta n. 52/2019).

Alle piccole e medie imprese quotate in un mercato regolamentato viene riconosciuto un credito d’imposta, fino ad un importo massimo nella misura di 500.000 euro, del 50% dei costi di consulenza sostenuti fino al 31 dicembre 2020.


Riconoscimento del credito d’imposta è subordinato all’invio di apposita istanza al Ministero dello Sviluppo Economico, nel periodo compreso tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo.


In caso di riconoscimento, il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione a decorrere dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata alla società la concessione del credito d’imposta, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.


Ai fini dell’utilizzo del credito d’imposta, nel modello F24 deve essere utilizzato il codice tributo:
– “6901” denominato “Credito d’imposta per le spese di consulenza relative alla quotazione delle PMI – articolo 1, comma 89, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 – D.M. 23 aprile 2018”.


Il codice tributo deve essere esposto nella sezione “Erario” dell’F24, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito, nella colonna “importi a debito versati”.

Confezioni miste di piante aromatiche: aliquota IVA


Forniti chiarimenti sull’aliquota IVA da applicare alle confezioni miste di piante aromatiche (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 21 maggio 2019, n. 51/E).

La presenza nella stessa confezione di erbe aromatiche assoggettate ad aliquote differenti, per le quali non sia possibile riscontrare una predominanza che conferisca il “carattere essenziale”, comporta l’assoggettamento dell’intera confezione all’aliquota IVA più elevata e “all’aliquota ordinaria” qualora nella confezione vi sia anche la presenza di erbe la cui cessione sia assoggettata ad aliquota ordinaria.
La cessione di vassoi, in un’unica confezione, composti da piante vive in vaso, riconducibili nel n. 20), della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633/1972 sono da assoggettare all’aliquota del 10%. Resta fermo che la presenza nella stessa confezione di piante vive in vaso assoggettate ad aliquote differenti, comporta l’assoggettamento dell’intera confezione all’aliquota IVA più elevata.

MEF: il sito online cambia veste


Il nuovo sito (www.mef.gov.it) ha una veste grafica completamente rinnovata per offrire agli utenti un’esperienza di navigazione sempre più diretta e intuitiva. (MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – Comunicato 20 maggio 2019, n. 101).

L’interfaccia utente è stata improntata sul “flat design”: un design chiaro, che rende il sito facile da navigare, consentendo di raggiungere un’alta leggibilità delle informazioni.
È stata implementata l’alta leggibilità tipografica con nuovi caratteri che adattano i contenuti alla finestra del browser, permettendo una visualizzazione ottimale con qualsiasi schermo e qualsiasi dispositivo.
Gli articoli disponibili nelle sezioni “Evidenza” e “Focus”, sono stati arricchiti con l’introduzione di infografiche, che permettono di snellire i processi di divulgazione di informazioni e dati complessi semplificando la comunicazione.
È stata inoltre introdotta una nuova sezione dedicata principalmente ai media, con la raccolta strutturata delle informazioni utili alla stampa (comunicati, accrediti, gallerie fotografiche).
Il nuovo Portale MEF, ridisegnato con l’obiettivo di fornire ai navigatori un accesso ancora più semplificato ai dati pubblici, punta a una comunicazione sempre più ispirata all’integrazione con i social network. L’apertura ai canali social è stata ottimizzata ampliando la possibilità di condivisione delle informazioni fruite attraverso il sito. La nuova testata della home page, che include i tweet del Ministero con hashtag e mention interattivi, è stata ampliata per adeguarla alle novità introdotte da Twitter.
Progettata e sviluppata con il partner tecnologico Sogei, la piattaforma utilizza le tecnologie più avanzate di HTML5 (Hypertext Markup Language) e WAI-ARIA (Web Accessibility Initiative – Accessible Rich Internet Applications) per una migliore qualità dell’esperienza d’uso e accessibilità delle informazioni.
Il nuovo sito del MEF è attualmente l’unico sito della Pubblica Amministrazione ad aver implementato l’accessibilità, secondo le nuove regole tecniche internazionali WCAG 2.1 (Web Content Accessibility Guidelines) del W3C (World Wide Web Consortium). Questo permette a tutti gli utenti, anche quelli in particolare situazione di difficoltà fisica, di fruire delle informazioni e dei servizi digitali rilasciati dall’amministrazione.


IVA Editoria: linee guida in caso di fallimento della società affidataria del servizio di distribuzione


Nell’ipotesi di adozione del regime Iva per l’editoria, in caso di mancato pagamento dovuto al fallimento della società affidataria della distribuzione, è possibile emettere una nota di variazione Iva e portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione (Agenzia Entrate – risposta n. 155/2019).

Il regime speciale Iva per l’editoria prevede che l’iva viene assolta esclusivamente dall’editore sulla base del prezzo di vendita al pubblico del prodotto editoriale, comprensiva dei valori aggiunti conseguiti da tutti i soggetti che intervengono in tutte le fasi di produzione e di distribuzione dei prodotti editoriali.
Nell’ipotesi in cui l’iva dovuta dall’editore venga determinata in base alle copie vendute, è ammessa la possibilità di effettuare una variazioni Iva.
In tali casi, la sopravvenuta restituzione di copie di pubblicazioni già cedute, anche in esecuzione di rapporti di abbonamento, dagli editori ai distributori ovvero ai soggetti che effettuano la vendita al pubblico o ai consumatori finali, dà diritto a emettere una nota di variazione.
Se l’iva viene liquidata con il differente metodo della forfetizzazione della resa, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la variazione Iva è ammessa anche quando l’imposta dovuta venga determinata con il criterio della forfetizzazione della resa e si sia verificata la sopraggiunta insolvenza del cliente.
Al fine di individuare l’infruttuosità della procedura nel caso di concordato fallimentare occorre attendere il passaggio in giudicato della sentenza di omologazione del concordato stesso atteso che solo da tale momento discendono in modo definitivo gli effetti sia sostanziali che processuali del concordato.

Cabine fototessera: è dovuta l’imposta sulla pubblicità

Con l’ordinanza n. 13634 del 21 maggio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che le cabine fototessera con pannelli pubblicitari raffiguranti i prodotti commercializzati individuati da un proprio marchio sono soggette al pagamento dell’imposta comunale sulla pubblicità. I mezzi pubblicitari non possono essere considerati come insegne di esercizio che beneficiano dell’esenzione

IL CASO


La concessionaria ha emesso avviso di accertamento nei confronti dell’azienda per omesso pagamento dell’imposta comunale sulla pubblicità relativamente ai mezzi pubblicitari esposti sulle cabine fototessera, raffiguranti i prodotti commercializzati individuati da un proprio marchio.
L’azienda ha proposto ricorso sostenendo l’applicazione dell’esenzione riconosciuta per le insegne di esercizio.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso ritenendo che i supporti pubblicitari inseriti all’interno delle cabine fototessera debbano essere qualificati quali insegne di esercizio dell’attività e, dunque, avendo una superficie complessiva inferiore a 5 metri quadrati, beneficiare dell’esenzione dal pagamento dell’imposta di pubblicità.


DISCIPLINA DELL’IMPOSTA SULLA PUBBLICITÀ


In linea generale, l’imposta comunale sulla pubblicità è dovuta in relazione alla diffusione di messaggi pubblicitari effettuata attraverso forme di comunicazione visive o acustiche, diverse da quelle assoggettate al diritto sulle pubbliche affissioni, in luoghi pubblici o aperti al pubblico o che sia da tali luoghi percepibile.
A tal fine si considerano rilevanti i messaggi diffusi nell’esercizio di una attività economica allo scopo di promuovere la domanda di beni o servizi, ovvero finalizzati a migliorare l’immagine del soggetto pubblicizzato.
Tuttavia, l’imposta non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a cinque metri quadrati.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Nel riformare la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha preliminarmente osservato che in base alla normativa di riferimento si definisce “insegna di esercizio”:
– la scritta la scritta in caratteri alfanumerici, completata eventualmente da un simbolo o da un marchio realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura, installata nella sede dell’attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa. Può essere luminosa sia per luce propria che per luce indiretta; ovvero
– la scritta che abbia la funzione di indicare al pubblico il luogo di svolgimento dell’attività economica.
Ne deriva che le insegne ubicate in luoghi diversi dalla sede sono soggette all’imposta.
Per quanto riguarda le cabine per fototessera e/o i distributori automatici di cibi o bevande, i giudici della Corte di Cassazione hanno precisato che i pannelli ivi esposti, raffiguranti i prodotti commercializzati individuati da un proprio marchio, non rientrano nella definizione di “insegne di esercizio”:
– sia perché le cabine per fototessera, e i distributori automatici in generale, non possono essere ricondotte né al concetto di “sede legale”, né a quello di “sede effettiva” di svolgimento dell’attività;
– sia perché i pannelli raffiguranti il marchio del prodotto rappresentano “mezzi pubblicitari” piuttosto che insegne di ubicazione di una sede dell’attività.
In conclusione i pannelli pubblicitari inseriti nelle cabine fototessera (e in generale nei distributori automatici) devono ritenersi soggetti all’imposta comunale sulla pubblicità.