Attività finanziarie all’estero nel 2016: in arrivo lettere di compliance

Con il Provvedimento n. 247672 del 12 luglio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha approvato l’invio di lettere di compliance nei confronti di contribuenti che, sulla base dei dati trasmessi dalle Amministrazioni fiscali estere in relazione ai conti finanziari detenuti nel 2016, presentano rilevanti anomalie dichiarative. La posizione può essere regolarizzata beneficiando del ravvedimento operoso.

SCAMBIO DI INFORMAZIONI CON LE AMMINISTRAZIONI FISCALI ESTERE


Nell’ambito degli accordi per lo scambio automatico di informazioni tra le Amministrazioni fiscali di diversi paesi, a decorrere dal periodo d’imposta 2016, gli Stati membri dell’UE sono tenuti a trasmettere le informazioni riguardanti i residenti negli altri Stati membri, in relazione ai conti finanziari di cui siano titolari.
Lo scambio di analoghe informazioni è previsto anche a livello extra UE da parte dei Paesi che hanno siglato i predetti accordi per lo scambio automatico di informazioni.
Le informazioni scambiate riguardano:
– i dati identificativi dei titolari di conti finanziari (nel caso il titolare sia un ente o una società, anche i dati identificativi della persona o delle persone che ne esercitano il controllo);
– l’istituto finanziario presso cui è detenuto il conto;
– il numero identificativo del conto;
– l’eventuale entità non finanziaria passiva titolare del conto, di cui il contribuente risulti controllante;
– il saldo finale e la valuta del conto;
– gli importi dei pagamenti accreditati sul conto, a titolo di dividendi, interessi, proventi lordi o altro.

LE LETTERE DI COMPLIANCE


A fronte dei dati ricevuti dalla Amministrazioni fiscali estere, l’Agenzia delle Entrate ha effettuato un confronto con i dati dichiarativi presenti nei propri archivi, nonché nell’Archivio dei rapporti finanziari.
Laddove sono state rilevate le anomalie più rilevanti tra i dati provenienti dall’estero e quelli dichiarati, l’Agenzia delle Entrate ha predisposto le relative comunicazioni per la promozione della compliance, contenenti le seguenti informazioni:
a) codice fiscale, cognome e nome del contribuente;
b) numero identificativo della comunicazione e anno d’imposta;
c) codice atto;
d) descrizione della tipologia di anomalia riscontrata, che può riguardare gli obblighi di monitoraggio fiscale e/o l’indicazione degli imponibili relativi ai redditi di fonte estera;
e) possibilità per il destinatario di verificare i dati di fonte estera che lo riguardano, accedendo alla sezione “l’Agenzia scrive” del proprio Cassetto fiscale;
f) istruzioni (contenute in un apposito allegato) circa gli adempimenti necessari per regolarizzare la propria posizione, avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso;
g) invito a fornire chiarimenti e idonea documentazione, anche tramite il canale di assistenza CIVIS, nel caso in cui il contribuente ravvisi inesattezze nelle informazioni pervenute dalle Amministrazioni estere o abbia già assolto gli obblighi dichiarativi per il tramite di un intermediario residente;
h) modalità per richiedere ulteriori informazioni, rivolgendosi agli Uffici della Direzione Provinciale più vicina.


REGOLARIZZAZIONE DELLA POSIZIONE


Le lettere di compliance hanno lo scopo di sollecitare da parte del contribuente una regolarizzazione spontanea, beneficiando dell’istituto del ravvedimento operoso.
A tal fine deve essere presentata una dichiarazione integrativa, versando le maggiori imposte dovute, unitamente agli interessi, nonché le sanzioni in misura ridotta.
I medesimi dati di fonte estera messi a disposizione del contribuente nel proprio “Cassetto fiscale”, sono resi disponibili alla Guardia di Finanza per le proprie attività di competenza.

Donazione d’azienda esente: beneficio confermato in caso di cessione nuda proprietà

Con la recente Risposta a interpello n. 231 del 12 luglio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che il soggetto titolare di un’azienda ricevuta con atto di donazione, che successivamente trasferisce, entro il quinquennio, il diritto di nuda proprietà della medesima azienda o ramo di azienda, non decade dal beneficio di esenzione della donazione, purché prosegua l’esercizio dell’attività di impresa

QUESITO


In tema di imposta sulle successioni e donazioni, con particolare riferimento all’esenzione riconosciuta sul contratto di donazione dell’azienda agricola da parte dei genitori, sulla base dell’impegno a proseguire l’attività di impresa agricola di famiglia per un periodo non inferiore a cinque anni, è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate se comporti decadenza dall’agevolazione, il trasferimento al coniuge (prima del decorso dei cinque anni) della nuda proprietà di parte dell’azienda ricevuta in donazione dai genitori, fermo restando il proseguimento dell’attività e il mantenimento del diritto di usufrutto sulla parte trasferita.

LA DISCIPLINA AGEVOLATIVA


In tema di imposta sulle successioni e donazioni, i trasferimenti, effettuati anche tramite i patti di famiglia a favore dei discendentie del coniuge, di aziende o rami d’azienda non sono soggetti all’imposta.
Il beneficio si applica a condizione che gli eredi o donatari proseguano l’esercizio dell’attività d’impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento, rendendo, contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione o all’atto di donazione, apposita dichiarazione in tal senso.
Il mancato rispetto di tale condizione comporta la decadenza dal beneficio, il pagamento dell’imposta in misura ordinaria, della sanzione e degli interessi di mora.

PARERE DEL FISCO


L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in generale, sono esenti dall’imposta sulle successioni e donazioni i trasferimenti di aziende o rami di esse, di azioni e quote sociali, attuati in favore dei discendenti e del coniuge mediante disposizioni mortis causa, donazioni, atti a titolo gratuito o costituzione di vincoli di destinazione, nonché mediante patti di famiglia.
Lo scopo della norma è quello di favorire il passaggio generazionale delle aziende di famiglia, a condizione che i beneficiari del trasferimento proseguano l’attività d’impresa o mantengano il controllo della società, per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento. Detto passaggio si verifica anche nell’ipotesi in cui il soggetto sia beneficiario esclusivamente del diritto di usufrutto, posto che l’usufruttuario ha il diritto di godere della cosa e, nel caso specifico di usufrutto di azienda, ha il dovere di gestire l’azienda, nel rispetto dei limiti stabiliti dalle norme.
In particolare, “l’usufruttuario” dell’azienda deve esercitarla sotto la ditta che la contraddistingue e deve gestirla senza modificarne la destinazione e in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli impianti e le normali dotazioni di scorte. Di converso, il “nudo proprietario”, pur avendo la titolarità dell’azienda gravata dall’usufrutto, non dispone del diritto di godimento né dei poteri di gestione dell’azienda ricevuta a titolo gratuito.
In conclusione, in tema di diritto di usufrutto sul complesso aziendale, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che, in linea generale, il soggetto titolare di un’azienda ricevuta con atto di donazione che successivamente trasferisce, entro il quinquennio, il diritto di nuda proprietà della medesima azienda o ramo di azienda, non decade dall’agevolazione in esame, a condizione che prosegua l’esercizio dell’attività di impresa.
Nella fattispecie, per completezza, l’Agenzia ha precisato che la donazione al coniuge della nuda proprietà non beneficia dell’esenzione in esame, proprio perché mancando il diritto al godimento del bene, viene a mancare la condizione necessaria di proseguimento dell’attività.

L’IVA sui prodotti da coltivazione della canapa


Precisazioni sull’aliquota IVA applicabile alla cessione di prodotti derivanti dalla coltivazione della canapa (Agenzia delle Entrate – Risposta 12 luglio 2019, n. 232).

Alla cessione di olio di canapa, di panelli e farina di canapa si applica l’aliquota agevolata IVA del 10%, mentre alla cessione della florescenza di canapa è applicabile l’aliquota IVA in misura ordinaria.
Inoltre, per nessuno dei suddetti prodotti si applicano le percentuali di compensazione della Tabella A, Parte I, allegata al DPR n. 633 del 1972, ai fini della detrazione forfettizzata prevista dall’art. 34, comma 1, del medesimo decreto IVA.

Decade l’agevolazione IVA per l’acquisto dell’autoveicolo per disabili non a carico


Se il disabile non è fiscalmente a carico, il soggetto acquirente dell’autovettura non ha diritto ad usufruire dell’aliquota iva agevolata. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 12 luglio 2019, n. 230).

In base alle previsioni di cui al n. 31) della Tabella A, parte seconda, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 633, sono soggetti ad IVA con aliquota agevolata nella misura del 4 per cento, tra l’altro:
– gli autoveicoli di cilindrata fino a 2000 centimetri cubici se con motore a benzina e a 2800 centimetri cubici se con motore diesel, anche prodotti in serie, adattati per la locomozione dei soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti, ceduti ai detti soggetti o ai familiari di cui essi sono fiscalmente a carico;
– gli autoveicoli di cilindrata fino a 2000 centimetri cubici se con motore a benzina, e a 2800 centimetri cubici se con motore diesel, ceduti a soggetti non vedenti e a soggetti sordomuti, ovvero ai familiari di cui essi sono fiscalmente a carico.
Il beneficiario, per ottenere l’applicazione dell’IVA con aliquota del 4 per cento, deve produrre al cedente, all’atto della cessione, la documentazione attestante il diritto all’agevolazione, tra cui la certificazione relativa alla condizione di disabilità e la dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante che nel quadriennio anteriore alla data di acquisto del veicolo non ha acquistato un analogo veicolo agevolato. I veicoli debbano essere immatricolati ed iscritti “nel pubblico registro automobilistico nei confronti dell’acquirente avente diritto all’applicazione dell’aliquota agevolata. Entro trenta giorni dalla data della cessione, il cedente è tenuto a comunicare all’ufficio dell’Agenzia delle entrate, territorialmente competente in ragione della residenza dell’acquirente, la data dell’operazione, i dati anagrafici e la residenza dell’acquirente nonché la targa del veicolo ceduto. Inoltre, che gli adattamenti del veicolo devono risultare dalla carta di circolazione.
Le agevolazioni tributarie e di altra natura, relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti con ridotte o impedite capacità motorie, sono riconosciute a condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti.
In caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l’acquirente ha usufruito dei benefìci fiscali prima del decorso del termine di due anni dall’acquisto, è dovuta la differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse. La disposizione non si applica per i disabili che, in seguito a mutate necessità dovute al proprio handicap, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.
Nella fattispecie rappresentata, l’autovettura acquistata, benché utilizzata per i fini previsti dalla norma agevolatrice, è stata intestata ad un soggetto che non possiede il requisito di cui al citato n. 31 della Tabella A, parte seconda, poiché il disabile non è fiscalmente a suo carico. Tale circostanza, quindi, comporta che il soggetto acquirente, non avendo diritto ad usufruire dell’aliquota iva agevolata, deve versare la differenza di imposta rispetto a quella che ha già pagato al concessionario all’atto dell’acquisto.
Per consentire al contribuente di adempiere a tale obbligo si può utilizzare la medesima procedura prevista nel caso in cui ricorra l’ipotesi di decadenza dall’agevolazione. Pertanto, in generale, l’interpellante dovrà provvedere a comunicare la rappresenta assenza di presupposti alla Direzione Provinciale territorialmente competente, anche mediante le medesime modalità e con identiche informazioni presenti nell’istanza di interpello in oggetto. Sarà cura dell’Ufficio competente, poi, procedere a recuperare la differenza di imposta non versata.


Commercialisti favorevoli alla nuova IMU


I Commercialisti si dichiarano favorevoli alla proposta di legge che accorpa la TASI nell’IMU e suggeriscono alcuni miglioramenti alla disciplina (CNDCEC – Comunicato 10 luglio 2019).

Le proposte avanzate dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili nel corso dell’audizione, presso la Commissione Finanze della Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge per l’istituzione dell’imposta municipale sugli immobili (nuova IMU), sono:
– cambio di logica fiscale sui casi di “mancato utilizzo”,
– ripartizione del carico fiscale tra utilizzatori e proprietari,
– modalità di riscossione dell’imposta comunale,
– deducibilità dell’Imu dalle imposte sui redditi.

Verifica della natura del pregiudizio indennizzato per la tassazione dell’indennità transattiva

La Corte di Cassazione afferma che per stabilire l’esenzione ovvero l’imponibilità del risarcimento danni percepito dal lavoratore nell’ambito di una transazione di lavoro, è imprescindibile la verifica della natura del pregiudizio che l’importo ha la funzione di indennizzare (Sentenza 09 luglio 2019, n. 18371)

IL CASO


Il contribuente ha impugnato il silenzio rifiuto opposto dall’Agenzia delle Entrate alla richiesta di rimborso delle ritenute d’acconto subite sulla somma erogata dal datore di lavoro a titolo di risarcimento dei danni derivati dalla cessazione del rapporto di lavoro.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso, confermando la legittimità del diniego del rimborso, in considerazione del fatto che dal verbale di conciliazione che prevedeva l’erogazione del risarcimento danni, risultava che la somma era stata corrisposta a titolo transattivo a fronte della rinuncia del lavoratore ad ogni pretesa o possibile rivendicazione nei confronti del datore di lavoro senza alcun riferimento a danni psicofisici lamentati dal lavoratore.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Il lavoratore ha impugnato la decisione dei giudici tributari adducendo che la somma percepita a titolo di risarcimento era da imputarsi a un danno fisico patito a causa dell’anticipata risoluzione del rapporto di lavoro.
La Corte di Cassazione ha osservato, preliminarmente, che secondo la disciplina in materia di imposte sui redditi , “le indennità conseguite.. .a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli.., perduti“.
In altri termini, le somme percepite a titolo risarcitorio costituiscono reddito imponibile nei limiti in cui abbiano la funzione di reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi.
Secondo la Suprema Corte, dunque, l’applicazione in concreto della norma comporta, che la questione relativa alla imponibilità delle somme riscosse dal lavoratore a titolo risarcitorio non possa mai prescindere dall’accertamento in ordine alla natura del pregiudizio che l’importo ricevuto ha la funzione di indennizzare, dovendo in particolare il giudice di merito verificare se la dazione di tali somme trovi o meno la sua causa nella funzione di riparare la perdita di un reddito, potendo in caso di risposta positiva – e sempre che non si tratti di danni da invalidità permanente o da morte – affermarsi la tassazione della relativa indennità.
Nella fattispecie, osserva la Suprema Corte, i giudici di merito hanno effettuato la suddetta verifica osservando, con motivazione logica e compiuta insindacabile in sede di legittimità, che la dazione della somma aveva la sua causa nella funzione di riparare la perdita di un reddito, atteso che dalla transazione non vi è traccia di un risarcimento riconducibile al danno fisico patito dal lavoratore a causa dell’anticipata risoluzione del rapporto.

“Rottamazione-ter” delle cartelle: al via il nuovo servizio web per richiedere il conto


L’Agenzia delle entrate-Riscossione, in vista della scadenza di pagamento della prima rata, fissata dalla legge al 31 luglio 2019, ha predisposto sul proprio sito internet uno strumento che consente di ottenere online, in modo semplice e veloce, l’elenco dei debiti “rottamati” e i bollettini per effettuare il pagamento. (AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE – Comunicato 11 luglio 2019).

La copia della “Comunicazione delle somme dovute” – cioè la lettera già inviata con il canale postale da Agenzia delle entrate-Riscossione in risposta alle 1,7 milioni di domande di adesione alla Definizione agevolata delle cartelle (DL n. 119/2018) presentate dai contribuenti entro il 30 aprile 2019 – può essere richiesta online in area pubblica del sito allegando un documento di riconoscimento, senza necessità di pin e password. Una modalità che si aggiunge a quella già attivata nei giorni scorsi e che consente di scaricare la lettera direttamente dall’area riservata, utilizzando le credenziali personali di accesso. Un servizio utile in particolare per coloro che, per qualsiasi motivo (assenza per le vacanze, recapito postale non andato a buon fine o altro), non sono entrati in possesso della comunicazione originaria.
Ai contribuenti che presentano domanda di adesione alla “rottamazione-ter” entro il 31 luglio 2019, nuovo termine fissato dal DL n. 34/2019 (cosiddetto decreto Crescita), la lettera di risposta con le somme dovute e i bollettini saranno inviati da Agenzia delle entrate-Riscossione entro il 31 ottobre, termine entro il quale saranno spedite le risposte anche a chi ha aderito al “saldo e stralcio” delle cartelle (in entrambi i casi la scadenza della prima rata è fissata al 30 novembre 2019).
I contribuenti che hanno aderito alla “rottamazione-ter” possono richiedere una copia della “Comunicazione delle somme dovute” sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it. La “Comunicazione” è la lettera di risposta di Agenzia delle entrate-Riscossione (operativa in tutto il territorio nazionale esclusa la Sicilia) che informa sull’accoglimento o eventuale rigetto della domanda di adesione, così come su possibili debiti che non possono rientrare nella definizione agevolata, sugli importi da pagare, sulle scadenze entro cui effettuare il pagamento. In questo modo chi non è in possesso della comunicazione originaria può utilizzare la copia coi relativi bollettini RAV e procedere a pagare nei termini previsti dalla legge.
È possibile chiedere la copia della lettera nell’area riservata del portale scaricandola direttamente e da oggi anche nell’area pubblica, senza necessità di pin e password, compilando la scheda “Richiesta comunicazione” presente nella sezione del sito dedicata alla “rottamazione-ter”, alla voce “Comunicazione delle somme dovute”, allegando un documento di riconoscimento.
Per i contribuenti che entro lo scorso 30 aprile hanno presentato sia la dichiarazione di adesione alla “rottamazione-ter” sia al “saldo e stralcio”, indicando le stesse cartelle in entrambe le domande, Agenzia delle entrate-Riscossione ha dato la prevalenza alla richiesta di “saldo e stralcio” e quindi la Comunicazione delle somme dovute sarà inviata entro il prossimo 31 ottobre, come previsto dalla legge. Un caso diverso si verifica se il contribuente ha aderito a entrambi i provvedimenti agevolativi ma indicando anche cartelle diverse: per esempio, chi ha presentato una richiesta di “rottamazione-ter” per due cartelle ma ha inserito solo una delle due anche nella domanda di adesione al “saldo e stralcio”, Agenzia delle entrate-Riscossione ha inviato nei giorni scorsi la Comunicazione delle somme dovute a titolo di “rottamazione-ter” per la sola cartella non ricompresa nella dichiarazione di “saldo e stralcio”, mentre per la seconda cartella la Comunicazione sarà inviata successivamente entro il prossimo 31 ottobre.
Al via anche “ContiTu”, il servizio web di Agenzia delle entrate-Riscossione che consente di scegliere di pagare in via agevolata soltanto alcuni degli avvisi/cartelle contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute”. Ad esempio, chi ha chiesto la rottamazione per 7 cartelle, ma si rende conto che potrà riuscire a pagarne soltanto 4, può scegliere i debiti che intende pagare in forma agevolata e il sistema fornirà un nuovo totale con i relativi bollettini RAV indispensabili per poter saldare i debiti prescelti. In questo modo, entro la scadenza della prima rata (31 luglio 2019), il contribuente può effettuare il pagamento soltanto di alcuni importi (cartelle/avvisi) ammessi in “rottamazione”.
Per i restanti debiti riportati nella “Comunicazione”, la Definizione agevolata non produrrà effetti e l’Agente della riscossione dovrà riprendere – come prevede la legge – le azioni di recupero. Le cartelle e gli avvisi contenuti nella domanda presentata e per i quali il contribuente sceglie di non aderire alla definizione agevolata, non potranno essere rateizzati.
Per effettuare la scelta dei debiti che si vogliono pagare e rifare il calcolo, bisogna accedere al portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it, nelle pagine dedicate alla “rottamazione-ter”, alla voce “Conti tu”, compilare la scheda online sullo schermo e specificare le cartelle/avvisi che si intendono “rottamare”. Il servizio calcolerà il nuovo totale e l’importo di ciascuna rata.
Dopo aver confermato la scelta, Agenzia delle entrate-Riscossione invierà all’indirizzo email indicato dal contribuente i nuovi bollettini RAV con cui sarà possibile effettuare il pagamento entro le scadenze previste.

Imposta di registro: alle cessioni di edifici a imprese di costruzioni è più bassa


Introdotta un’agevolazione per le imposte di registro, ipotecaria e catastale ai trasferimenti di interi fabbricati a favore delle imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare (art. 7, D.L. n. 34/2019 conv. con modif. in L. n. 58/2019).

La misura agevolativa è stata introdotta al fine di promuovere le operazioni di demolizione e ricostruzione di immobili, nonché di manutenzione straordinaria, di restauro, di risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia e prevede fino al 31 dicembre 2021 una imposta di registro in misura fissa pari a € 200 per ogni trasferimento di interi fabbricati alle imprese di costruzione/ristrutturazione.


L’agevolazione si applica a condizione che le imprese interessate, entro i successivi dieci anni dal trasferimento dei fabbricati, provvedano alla demolizione e ricostruzione degli stessi, anche con variazione volumetrica rispetto al fabbricato preesistente, conformemente alla normativa antisismica e con il conseguimento della classe energetica NZEB, A o B, e procedano alla successiva alienazione degli stessi, anche se suddivisi in più unità immobiliari qualora l’alienazione riguardi almeno il 75% del volume del nuovo fabbricato.

Non paga l’Irap il medico convenzionato col SSN


Il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione dell’Irap non è raffigurabile nell’attività professionale di medico generico di base in quanto carente dei tipici elementi organizzativi (Corte di cassazione – sentenza n. 17960/2019).

Il requisito dell’autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente:
– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.


Il suddetto presupposto impositivo non sussiste per l’attività professionale di medico di base in quanto carente dei tipici elementi organizzativi e fondata esclusivamente sul lavoro personale del medico, non potendosi intravedere autonomia di gestione in caso di sua assenza.


Di fatto, non possono ritenersi eccedenti il minimo indispensabile la disponibilità di uno studio e le attrezzature di base per lo svolgimento della professione; inoltre, anche i compensi corrisposti ai colleghi medici, in caso di obbligatoria sostituzione per malattia o ferie, non rilevano ai fini della configurabilità dell’autonoma organizzazione del medico di medicina generale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale.


Iva ordinaria su raccolta giocate svolta da un terzo su incarico del gestore


Nessuna esenzione Iva sull’attività di raccolta delle giocate svolta da un terzo su incarico del gestore (Agenzia Entrate – Risposta 09 luglio 2019, n. 226).

L’esenzione di cui all’art. 10, co. 1, n. 6), D.P.R. n. 633/1972, opera nei rapporti concessionario-esercente e concessionario-gestore in quanto entrambi i soggetti provvedono per incarico del concessionario alla raccolta delle giocate.
Sono invece da assoggettare ad IVA con aliquota ordinaria i corrispettivi delle attività svolte nell’ambito dei rapporti instaurati fra soggetti diversi, quali quello tra esercente e gestore perché hanno ad oggetto prestazioni diverse da quelle di raccolta delle giocate rese al concessionario.