Aree in quarantena: richiesta di sospensione degli adempimenti tributari


Richiesta al MEF da parte dei commercialisti di assumere con urgenza un provvedimento di sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari, poiché nelle aree dove sono applicate misure di quarantena contro il coronavirus il tempestivo adempimento di obblighi tributari è oggettivamente impedito da cause di forza maggiore. (CNDCEC – Comunicato 23 febbraio 2020).

I provvedimenti di quarantena collettiva, con chiusura di attività pubbliche e private disposti ai fini sanitari per scongiurare il diffondersi del coronavirus, impongono l’immediata adozione del decreto.
È evidente l’interesse pubblico di evitare l’esposizione ad un rischio sanitario per la generalità dei cittadini e quindi anche per le categorie professionali ed imprenditoriali. Il provvedimento di sospensione eviterebbe a queste ultime le pesanti sanzioni che deriverebbero dal mancato rispetto dei termini fissati dalla normativa.


Le risposte del Fisco sull’invio telematico dei corrispettivi


L’Agenzia delle entrate, con la circolare 21 febbraio 2020, n. 3/E, fornisce tra l’altro chiarimenti sul “credito di imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici”, sul pagamento tramite “buoni pasto” e sull’applicazione delle “sanzioni”.

Credito di imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici
In merito al credito di imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici per la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi si precisa che l’acquisto e l’adattamento riguarda sia i modelli nuovi che quelli usati. Possono fruire della agevolazione anche coloro che utilizzano il registratore telematico, sostengono la spesa per l’acquisto o l’adeguamento dello strumento elettronico nel 2019 e nel 2020 e ne divengono eventualmente proprietari in un secondo momento, come nel caso dell’utilizzo in leasing. Rimane, invece, fuori dall’agevolazione chi acquista gli strumenti non per uso diretto, ma per una successiva cessione a vario titolo.
Il credito d’imposta per l’acquisto o l’adattamento dei registratori telematici è pari al 50% della spesa sostenuta fino a un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento. L’ammontare del credito d’imposta è comprensivo di Iva, nella misura in cui l’imposta non è oggetto di detrazione da parte di chi fruisce dell’agevolazione. Perché si possa fruire del credito d’imposta la spesa deve essere sostenuta con strumenti tracciabili, come per esempio bonifici e carte di credito o di debito.


Pagamento tramite “buoni pasto”
Nel caso in cui il “pagamento” avvenga tramite l’utilizzo dei buoni pasto, alla ricezione del ticket il commerciante è tenuto a memorizzare il corrispettivo, in tutto o in parte non riscosso, e ad emettere comunque il documento commerciale. Dal 1° luglio 2020 sarà poi possibile specificare più nel dettaglio la natura della transazione.


Sanzioni
Nei primi sei mesi di entrata in vigore dell’obbligo di memorizzazione e di trasmissione telematica dei corrispettivi non si applicano le sanzioni individuate dall’articolo 2 del Dlgs. n. 127/2015 nel caso in cui, liquidata correttamente l’imposta, si proceda all’invio dei dati entro il mese successivo a quello dell’effettuazione dell’operazione. Si tratta del periodo compreso fra il 1° luglio 2019 e il 31 dicembre 2019 per gli operatori con un giro d’affari superiore a 400mila euro e del semestre 1° gennaio – 30 giugno 2020 per gli altri operatori. La memorizzazione e la trasmissione costituiscono un unico adempimento: la mancanza dell’una o dell’altra comporta l’applicazione delle sanzioni citate.

 


Chiusi gli sportelli del Fisco di Codogno e Lodi per il Coronavirus


A seguito dell’emergenza sanitaria derivante dalla diffusione del Coronavirus in alcune regioni nel nord Italia, lo sportello dell’Agenzia delle Entrate di Codogno (LO) e quello dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione di Lodi rimarranno chiusi a partire da lunedì 24 febbraio 2020 e fino a nuova comunicazione (Agenzia entrate – comunicato 23 febbraio 2020).

In relazione all’emergenza sanitaria, tutti gli utenti sono invitati ad utilizzare i servizi telematici delle Entrate, disponibili H24.


I servizi fiscali offerti dall’Agenzia delle Entrate senza previa registrazione degli utenti sono i seguenti:
– richiesta del duplicato Tessera Sanitaria e Codice Fiscale;
– calcolo del bollo in base alla targa o ai dati del veicolo e controllo dei pagamenti;
– calcolo dell’addizionale erariale sulle tasse automobilistiche (superbollo);
– calcolo delle rate in seguito a controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni;
– calcolo degli importi per la tassazione degli atti giudiziari;
– compilazione e stampa del modello F23;
– controllo dei contrassegni telematici;
– controllo delle partite Iva comunitarie;
– verifica del codice fiscale;
– verifica della partita Iva;
– verifica dei documenti con “glifo” inviati dall’Agenzia;
– verifica ricevuta dichiarazione di intento;
– prenotazione appuntamenti;
– prenotazione di richiamata;
– elimina code online;
– ricerca del codice identificativo dei contratti di locazione;
– ricerca professionisti abilitati all’apposizione del visto di conformità;
– trova l’ufficio.


Sul sito dell’Agenzia Entrate – Riscossione, senza registrazione è possibile invece:
– effettuare i pagamenti on line;
– prenotare un ticket da utilizzare presso gli sportelli;
– trovare lo sportello più vicino.


Chi invece dispone del Pin dell’Agenzia delle Entrate, della carta nazionale servizi o di Spid o dell’Inps limitatamente ai servizi di Riscossione può inoltre accedere ad un’ulteriore gamma di servizi come:
– FiscOnline (servizio utilizzato per inviare la dichiarazione dei redditi, registrare un contratto d’affitto, pagare imposte, tasse e contributi, comunicare le coordinate del conto bancario o postale per l’accredito dei rimborsi, accedere al Cassetto fiscale);
– Civis (servizio riservato agli intermediari abilitati al servizio Entratel e ai contribuenti abilitati al servizio Fisconline per assistenza sulle comunicazioni di irregolarità, sugli avvisi telematici e le cartelle di pagamento, richiesta modifica delega F24, istanze autotutela locazioni, assistenza per controllo formale della dichiarazione, assistenza sulle comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo);
– Dichiarazione di successione telematica;
– Siatel (servizio riservato a Comuni, Regioni, ed altri Enti per l’accesso ai dati anagrafici, alle dichiarazioni dei redditi e agli atti del registro dei contribuenti);
– Docfa e Pregeo (servizi telematici per la presentazione degli atti di aggiornamento di fabbricati e terreni predisposti dai professionisti tecnici abilitati).


Riguardo ai servizi dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, gli utenti registrati possono:
– controllare le cartelle a partire dall’anno 2000; pagare e controllare le rateizzazioni e le procedure in corso;
– pagare cartelle e avvisi;
– rateizzare il debito;
– richiedere la sospensione di quanto richiesto in cartella.

Le agevolazioni fiscali si applicano solo alle “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare”


L’Agenzia delle entrate con la risposta 20 febbraio 2020, n. 70 ha chiarito che l’applicazione dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 200 ciascuna prevista per i trasferimenti di interi fabbricati, a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare non può essere estesa anche ai fondi immobiliari.

In merito all’agevolazione applicabile ai soli trasferimenti di interi fabbricati a favore di “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare” non può essere accolta un’interpretazione estensiva della nozione di “imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare” per includere anche i fondi immobiliari tra i soggetti che possono rendersi acquirenti ai fini dell’applicazione dell’agevolazione in esame.
Per le leggi che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi, le norme che dispongono agevolazioni od esenzioni sono di stretta interpretazione, nel senso che “i benefici in esse contemplate non possono essere estesi oltre l’ambito di applicazione come rigorosamente identificato in base alla definizione normativa”.
Ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa di euro 200 ciascuna ove ricorrano le seguenti condizioni:
– l’acquisto deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2021 da imprese che svolgono attività di costruzione o ristrutturazione di edifici;
– l’acquisto deve avere come oggetto un “intero fabbricato” indipendentemente dalla natura dello stesso.
Il soggetto che acquista l’intero fabbricato, inoltre, entro 10 anni dalla data di acquisto deve provvedere:
– alla demolizione e ricostruzione di un nuovo fabbricato anche con variazione volumetrica, ove consentito dalle normative urbanistiche ovvero,
– ad eseguire interventi di manutenzione straordinaria, interventi di restauro e risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia.
In entrambi i casi (ricostruzione o ristrutturazione edilizia) il nuovo fabbricato deve risultare conforme alla normativa antisismica e deve conseguire una delle classi energetiche “NZEB” (“Near Zero Energy Building”), “A” o “B”;
– all’alienazione delle unità immobiliari il cui volume complessivo superi il 75 per cento del volume dell’intero fabbricato.
Qualora non siano rispettate le condizioni sopra richiamate, in base alle quali è stata concessa l’agevolazione in sede di acquisto del fabbricato, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura ordinaria con l’applicazione della sanzione del 30 per cento delle stesse imposte.
Ai fini dell’applicabilità del beneficio fiscale di cui trattasi agli atti di trasferimento d’immobili che confluiranno nel patrimonio del fondo immobiliare chiuso (FIA) occorre, in primo luogo, verificare se il fondo comune d’investimento(acquirente) possa essere equiparato ai soggetti destinatari della norma agevolativa di cui trattasi, ossia le imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare.
La Corte di Cassazione, con due successive pronunce ha analizzato parte della normativa di settore, sopra illustrata, pervenendo a delle conclusioni in merito alla qualificazione giuridica dei FIA. In base all’indirizzo interpretativo espresso dai giudici di legittimità, il fondo immobiliare, configura un patrimonio separato della società di gestione del risparmio la quale, nello svolgimento dell’attività di valorizzazione del predetto patrimonio immobiliare, non può, per espresso divieto, esercitare direttamente l’attività di costruzione di beni immobili.
Inoltre, quando il legislatore ha emanato disposizioni riguardanti i fondi comuni di investimento ha sempre utilizzato una terminologia diretta ad individuare in maniera puntuale i fondi comuni di investimento.
Si evidenzia, infine, che in diversi documenti di prassi l’Agenzia ha equiparato alle imprese costruttrici altre imprese ovvero quelle di “ripristino” o c.d. “ristrutturatrici” che hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di manutenzione straordinaria, interventi di restauro e risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia. In sostanza, è stata operata una equiparazione, nell’ambito di soggetti appartenenti alla medesima categoria di “imprese”; in particolare, alle “imprese” che eseguono i lavori di costruzione/ristrutturazione direttamente sono state equiparate altre “imprese” che, pur potendo astrattamente realizzare i lavori, di fatto li effettuano tramite imprese appaltatrici.
Per le suesposte considerazioni non può trovare applicazione la norma agevolativa esaminata ai fondi comuni di investimento.

Formazione revisori: istruzioni per il triennio 2020-2022


Fornite le istruzioni in materia di formazione professionale continua per gli iscritti nel Registro dei revisori legali per il triennio 2020/2022 (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Circolare 20 febbraio 2020, n. 3).

Nello specifico, la circolare illustra le modalità di erogazione dei corsi di aggiornamento professionale, le procedure per l’accreditamento degli enti formatori eventualmente interessati, la disciplina prevista per il riconoscimento della formazione svolta presso gli ordini professionali e le società di revisione legale iscritte al Registro.
Gli enti che intendano accreditarsi possono scaricare l’istanza di accreditamento, lo schema di convenzione aggiornato e la modulistica da compilare, sottoscrivere e inviare al Ministero unitamente al programma di formazione che si intende proporre. Il foglio in formato CSV  deve essere utilizzato per la trasmissione dei crediti anche da parte delle società iscritte al registro che intendono avvalersi del riconoscimento della formazione organizzata internamente, nel rispetto delle condizioni di legge.
Come nel precedente triennio, il sistema della formazione continua per i revisori legali si regge su tre diversi canali di formazione, ovvero:
– la formazione diretta del Ministero dell’economia e delle finanze,
– la partecipazione a corsi organizzati da enti pubblici e privati accreditati e
– il riconoscimento della formazione professionale continua per i professionisti iscritti in Albi professionali e i responsabili della revisione e collaboratori delle società di revisione.


I corsi di formazione devono avere ad oggetto i contenuti elencati nel programma annuale, adottato, in relazione all’anno 2020, con determina del Ragioniere generale dello Stato.
Si ribadisce che il revisore iscritto al registro deve maturare ogni anno almeno venti crediti, di cui almeno dieci nelle materie caratterizzanti (gestione del rischio e controllo interno, principi di revisione nazionali e internazionali applicabili allo svolgimento della revisione legale, disciplina della revisione legale, deontologia professionale e indipendenza e tecnica professionale della revisione). È confermata la proporzionalità tra ora di formazione e credito, in ragione di un credito maturato per ogni ora di formazione.
I corsi possono essere fruiti interamente a distanza, interamente in aula o in parte a distanza e in parte in aula.
Nell’ambito dello stesso triennio, il medesimo corso non consente di maturare ulteriori crediti formativi.

Scadenza rata “rottamazione-ter”: chi non paga perde i benefici

Il prossimo 28 febbraio 2020 scade il termine per il versamento della 3^ rata del piano di pagamenti relativo all’adesione alla “rottamazione-ter”. Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento della rata determina l’inefficacia della definizione agevolata e la perdita dei benefici (Agenzia delle Entrate-Riscossione – Comunicato 21 febbraio 2020).

Attraverso l’adesione alla definizione agevolata cd. “rottamazione-ter” è possibile estinguere i debiti iscritti a ruolo, affidati dagli enti creditori all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, versando le somme dovute senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per quanto riguarda le multe stradali, la rottamazione-ter esclude il pagamento degli interessi di mora e delle maggiorazioni previste dalla legge.
Il pagamento delle somme dovute in base alla definizione agevolata può essere fatto in forma rateale, in massimo 18 rate in 5 anni, secondo la scelta effettuata in fase di adesione.
Le prime due rate sono scadute a luglio e novembre 2019.
Le restanti rate sono stabilite a scadenze fisse: 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ogni anno (2020, 2021, 2022 e 2023), secondo il piano di rateazione prescelto con la domanda di adesione, confermato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione con l’accoglimento della domanda.
Una copia del piano dei pagamenti, con i relativi bollettini, può essere comunque reperito sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
La rata può essere pagata presso:
– la propria banca,
– agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill,
– con il proprio internet banking,
– agli uffici postali,
– nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica,
– sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e con l’App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa
– direttamente agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Infine, è possibile effettuare il versamento mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili (c.d. crediti certificati) maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Si ricorda che il mancato, insufficiente o tardivo pagamento anche di una sola rata, oltre la tolleranza di 5 giorni prevista per legge, determina l’inefficacia della definizione agevolata. Di conseguenza, il debito non potrà essere più rateizzato e l’agente della riscossione riprenderà le azioni di recupero.

IVA sui servizi relativi all’accesso ad attività culturali e artistiche


Chiarimenti sul trattamento fiscale ai fini IVA delle prestazioni di servizi relativi all’accesso ad attività culturali e artistiche (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 febbraio 2020, n. 62).

Nel caso di specie, la società istante chiede di conoscere quale sia il trattamento fiscale ai fini IVA delle quote di partecipazione ad una manifestazione che organizzerà in Italia per un premio artistico al quale parteciperanno diversi artisti da tutto il mondo, sia privati che soggetti passivi IVA, tenuto conto che al momento del pagamento delle stesse non si potrà conoscere l’effettiva partecipazione o meno del soggetto alla mostra espositiva, in quanto la stessa sarà valutata da una giuria. Chiede, inoltre, se si renda necessario suddividere la quota di partecipazione in due parti, considerato che al suo interno contiene un servizio di commercio elettronico (indiretto).
L’Agenzia delle Entrate chiarisce che la quota di partecipazione in misura fissa versata dagli artisti per accedere alla competizione è un servizio unico e, pertanto, non risulta necessario distinguere il servizio accessorio di iscrizione al portale.
Il corrispettivo unitario è, perciò, pagato dall’artista per partecipare al concorso per l’assegnazione del premio, essendo il servizio di iscrizione al portale di natura accessoria.
Ritiene, quindi, che la prestazione principale, ossia la partecipazione al concorso artistico, rientri tra le prestazioni di servizi relativi all’accesso ad attività culturali e artistiche (nel caso di specie, in primo luogo, diritto di partecipare alla manifestazione artistica mediante la selezione da parte della giuria artistica e, in secondo luogo, eventuale diritto alla partecipazione alla mostra espositiva), ai fini IVA territorialmente rilevanti in Italia se ivi effettuate, sia se rese a committenti soggetti passivi sia se rese a committenti non soggetti passivi.
Le prestazioni rese dall’Istante relative al portale assumono natura accessoria e come tali seguono il trattamento IVA dell’operazione principale.

Criteri e modalità di attribuzione e di utilizzo della “Carta elettronica”


Ai residenti nel territorio nazionale che hanno compiuto diciotto anni di età nell’anno 2019 è attribuito, se registrati sulla piattaforma informatica dedicata, un importo pari a 500 euro, per l’acquisto di: biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo, libri, titoli di accesso a musei, mostre ed eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali, musica registrata, corsi di musica, corsi di teatro, corsi di lingua straniera, prodotti dell’editoria audiovisiva. (MIBACT – Decreto 24 dicembre 2019, n. 177).

I soggetti beneficiari provvedono a registrarsi, usando le credenziali sulla piattaforma informatica dedicata, attiva all’indirizzo https://www.18app.italia.it/. La registrazione è consentita fino al 31 agosto 2020.
La Carta è utilizzabile, entro e non oltre il 28 febbraio 2021 ed è usata attraverso buoni di spesa. Ciascun buono di spesa è individuale e nominativo e può essere speso esclusivamente dal beneficiario registrato.
I buoni di spesa sono generati dal beneficiario, che inserisce i dati richiesti sulla piattaforma elettronica, e impiegati per gli acquisti. I buoni possono altresì essere stampati.
L’accettazione del buono di spesa da parte dei soggetti accreditati determina la riduzione, pari all’importo del buono di spesa medesimo, del credito disponibile in capo al beneficiario.
I buoni di spesa generati, ma non spesi, non determinano variazione dell’importo disponibile da parte del beneficiario.
Le imprese e gli esercizi commerciali, le sale cinematografiche, da concerto e teatrali, gli istituti e i luoghi della cultura e i parchi naturali, le altre strutture ove si svolgono eventi culturali o spettacoli dal vivo, presso i quali è possibile utilizzare la Carta sono inseriti, a cura del MIBACT, in un apposito elenco, consultabile sulla piattaforma informatica dedicata, attiva all’indirizzo https://www.18app.italia.it/.
L’elenco dei parchi nazionali, per i quali è previsto un biglietto di ingresso, è curato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.
Per agevolare la registrazione di specifiche categorie di esercenti o di determinate istituzioni pubbliche, il MIBACT può stipulare apposite convenzioni, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, con regioni e altri enti territoriali e locali, nonché con associazioni di categoria.
Ai fini dell’inserimento nell’apposito elenco, i titolari o i legali rappresentanti delle strutture e degli esercizi interessati si registrano, entro e non oltre il 31 agosto 2020, sulla piattaforma informatica dedicata. La registrazione, che avviene tramite l’utilizzo delle credenziali fornite dall’Agenzia delle entrate, prevede l’indicazione della partita I.V.A., del codice ATECO dell’attività prevalentemente svolta, della denominazione e dei luoghi dove viene svolta l’attività, della tipologia di beni e servizi, la dichiarazione che i buoni di spesa saranno accettati esclusivamente per gli acquisti consentiti, nonché l’accettazione delle condizioni di uso e delle specifiche relative alla fatturazione.
L’avvenuta registrazione implica l’obbligo, da parte dei soggetti accreditati, di accettazione dei buoni di spesa secondo le modalità stabilite dal presente decreto, nonché l’obbligo della tenuta di un «registro vendite», da compilare in conformità a quanto previsto nelle condizioni di uso, redatte nel rispetto della normativa vigente in materia di trattamento dei dati personali, accettate in sede di registrazione, con i dati riferiti ai beni e alle transazioni realizzate con la Carta.
A seguito dell’accettazione del buono di spesa al momento dell’acquisto, è riconosciuto un credito di pari importo al soggetto registrato e inserito nell’elenco, che ha ricevuto il buono di spesa medesimo. Il credito è registrato nell’apposita area disponibile sulla piattaforma dedicata.
In seguito ad emissione di fattura elettronica, redatta in conformità alle specifiche linee guida pubblicate consultabili sulla piattaforma dedicata, il soggetto ottiene l’accredito di un importo pari a quello del credito maturato. A tal fine, CONSAP, mediante acquisizione dei dati dall’apposita area disponibile sulla piattaforma informatica dedicata, nonché dalla piattaforma di fatturazione elettronica della pubblica amministrazione, provvede al riscontro delle fatture e alla liquidazione delle stesse.
Il MIBACT vigila sul corretto funzionamento della Carta e può provvedere, in caso di eventuali usi difformi o di violazioni delle norme del presente decreto, alla disattivazione della Carta di uno dei beneficiari o alla cancellazione dall’elenco di una struttura, di un’impresa o di un esercizio commerciale ammessi, nonché al diniego di accredito o al recupero delle somme non rendicontate correttamente o eventualmente utilizzate per spese inammissibili, fatte salve le ulteriori sanzioni previste dalla normativa vigente. Nei casi di cui al primo periodo, il MIBACT può disporre in via cautelare, con provvedimento motivato, la sospensione dell’erogazione degli accrediti ovvero, in presenza di condotte più gravi o reiterate, la sospensione dall’elenco.
La registrazione da parte di esercenti strutture, imprese e esercizi commerciali già effettuata sulla piattaforma https://www.18app.italia.it/ resta valida ai fini del presente decreto. La continuazione dell’attività di tali soggetti sulla citata piattaforma equivale ad accettazione delle condizioni e degli obblighi di cui al presente decreto.


Fattura del professionista forfetario all’ASD: esclusa l’esenzione dal bollo

L’esenzione dall’imposta di bollo prevista per gli atti richiesti dalle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI non si applica alla fattura del professionista in regime forfetario (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 67 del 2020).

Secondo la disciplina in materia di imposta di bollo sono esenti dal tributo, tra l’altro, gli “atti, documenti, istanze, contratti, nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) nonché dalle federazioni sportive, dagli enti di promozione sportiva e dalle associazioni e società sportive dilettantistiche senza fine di lucro riconosciuti dal CONI”.
Il beneficio è stato esteso alle “associazioni e società sportive dilettantistiche senza fine di lucro riconosciuti dal CONI” con la Legge di Bilancio 2019.
In proposito occorre osservare che l’esenzione si applica agli atti, documenti,(…), certificazioni, (…) poste in essere o richiesti (…) dalle associazioni (…) sportive dilettantistiche. Dunque, il beneficio non è per tutti i documenti indirizzati a tali soggetti, ma solo per quelli “posti in essere” o “richiesti” dagli stessi.
Nell’ipotesi della fattura che certifica il corrispettivo dovuto dall’associazione sportiva dilettantistica senza fine di lucro riconosciuta dal CONI per la prestazione resa da un professionista o imprenditore in regime forfetario, l’emissione del documento non risponde ad una “richiesta” dell’associazione, bensì ad un obbligo fiscale del professionista/imprenditore, tenuto ad emetterla anche in assenza di esplicita richiesta da parte dell’associazione medesima.
In tal caso, dunque, considerato il particolare regime fiscale, grazie al quale il corrispettivo è escluso dall’IVA, la fattura deve ritenersi soggetta all’imposta di bollo nella misura di 2,00 euro per ogni esemplare.
Va precisato, inoltre, che la fattura rientra tra gli atti per i quali l’imposta di bollo è dovuta fin dall’origine, vale a dire dal momento della loro formazione, e pertanto, l’obbligo di applicare il contrassegno è a carico del professionista/imprenditore che la consegna o spedisce.


L’emendabilità delle dichiarazioni fiscali errate


La dichiarazione dei redditi non ha natura di atto negoziale e dispositivo, ma reca una mera esternazione di scienza e di giudizio, modificabile in ragione dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti, e costituisce un momento dell’iter procedimentale volto all’accertamento dell’obbligazione tributaria (Corte di Cassazione – Sez. VI civ. – Ordinanza 14 febbraio 2020, n. 3758).

Nel caso di specie, la Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti di una sentenza della CTR della Sicilia, di accoglimento dell’appello proposto dalla contribuente avverso una decisione della CTP di Agrigento, che aveva rigettato il ricorso di quest’ultima avverso un avviso di accertamento per maggior IRPEF.
Nello specifico, l’atto impositivo emesso dall’ufficio aveva ad oggetto il recupero a tassazione delle imposte, sanzioni ed interessi, connesse alla omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, alla quale la contribuente era obbligata, per avere la stessa percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati da due diversi sostituti, omettendo, a fronte di ciò, di inserire detti introiti nella dichiarazione dei redditi; tale obbligo era da ritenere sussistente anche in ipotesi di restituzione delle somme percepite, in quanto i redditi di lavoro dipendente ed assimilati concorrevano alla formazione del reddito imponibile secondo il criterio di cassa e cioè in quanto percepiti; nella specie, dagli atti di causa, era incontestato che le somme erano state indebitamente percepite dalla contribuente; le stesse non risultavano essere state dalla medesima restituite e le medesime non erano state inserite nella dichiarazione dei redditi presentata per l’anno d’imposta in esame.
La Corte di Cassazione ribadisce che ogni soggetto passivo è tenuto a dichiarare annualmente tutti indistintamente i redditi posseduti, anche se da essi non consegue alcun debito d’imposta.
Pertanto, nella dichiarazione dei redditi conseguiti la contribuente avrebbe dovuto indicare gli emolumenti a lei erroneamente versati da altra amministrazione dello Stato, in aggiunta a quelli legittimamente percepiti per altro rapporto d’impiego pubblico, emolumenti che le erano stati chiesti in restituzione e che, qualora effettivamente da lei restituiti, avrebbero dovuto comunque essere indicati al rigo 28 del quadro RP quali oneri deducibili.